La battuta
fulminante, manco a dirlo, è diGiulio Andreotti. Ma questa
volta non si tratta di politica o di qualche avversario in
Parlamento, ma di cucina. Sissignori. Niente a che vedere
con le classiche "stanze dei bottoni" e nemmeno con quel
potere che "logora chi non ce l'ha". L'ex presidente del
Consiglio, questa volta si "confessa" parlando delle sue
passioni in cucina. E con lui tanti altri politici, più o
meno noti, che popolano il panorama politico nazionale.
La "confessione" sulle passioni culinarie di Giulio
Andreotti ci vengono rivelate da un
simpatico quanto originale libro intitolato "Aggiungi
gi un
seggio a tavolo" (Graus
& Boniello Editori, www.grauseditore.it, euro 12.50)
pubblicato da Malisa Longo, veneziana del Lido,
un passato di attrice e
soubrette, molte pellicole con l'amico Tinto Brass, poetessa
glamour, che ha deciso di intervistare ben quaranta
politici, uomini e donne, che confessano non solo il
rapporto con il cibo, ma anche la loro abilità tra i
fornelli. Dice Giulio Andreotti: «I cibi che preferisco -
spiega - sono quelli che mangio a casa mia, preparati
personalmente da mia moglie Livia. (...) É l'unica
persona che riesca davvero a prendermi per la gola, altroché
i miei avversari politici...». Battuta fulminante. Come
quella sulle imprese ai fuochi del mitico "Belzebù",
uno dei soprannomi
affibbiati ad Andreotti: «Un
a sola volta da giovane cercai di cucinare. Cercai di fare
delle frittelle. Riempii la cucina di fumo e vennero
malissimo. Da allora non ci ho più riprovato». Bontà sua.
E questo - e non vuol essere un
a facile battuta, - è solo un
assaggio del particolare itinerario "enogastronomico", con
il quale l'autrice rivela il "piatto della politica", tra
un a "neutrale" pasta al
pomodoro, un a
"polpetta" che secondo Oliviero Diliberto(Pdci) è
inconfondibilmente di "sinistra" e
un a "sagna" abruzzese,
un a specie di "lasagna" che sarebbe
necessariamente un
«piatto di destra» visto che il suo estimatore è quel
Teodoro Buontempo da tutti conosciuto come "Er Pecora".
Nel libro, come ci tiene a precisare la stessa Longo,
viene garantita la "par condicio". Anche quando si tratta di
"spignattare", di condire l'insalata, di friggere o fare
arrosto il pesce o la carne, e perché no, di come quel
politico o quella parlamentare che si lecca le mani dopo
aver preparato il sugo per gli spaghetti o per i maccheroni.
E tutto nel pieno rispetto del «galateo» politico, dando
spazio alle culture regionali. Gavino Angius, presidente del
gruppo Ds al Senato ricorda il fascino della cucina sarda e
del "porceddu", mentre l'ex magistrato Giuseppe Ayala (Ds)
spiega e mitizza come si preparano gli spaghetti con lo
sgombro o, in mancanza di esso, con la bottarga. L'ex
ministro Katia Bellillo(Pdci), pur illustrando la ricetta
familiare delle "colombacce alla leccarda" che si preparano
allo spiedo, fa sapere che in famiglia ci si affida spesso
ai cosiddetti "quattro salti in padella...". Dal libro,
ovviamente non mancano i politici del Nordest. Willer Bordon
(Margherita) triestino doc, ricorda la classica «jota», ma
in realtà favoleggia i "risi e bisi" della nonna: «Prima
arrivavano i risi e bisi, poi c'erano le patate con la
crosta che si cucinavano sulle pentole di ferro, oggi
scomparse». E mentre Pierluigi Castagnetti da buon emiliano
celebra lo "gnocco fritto" imbottito di salame e prosciutto
alla faccia dell'«Alka Seltzer», il sindaco di Venezia,
Paolo Costa confessa all'autrice di aver iniziato a mangiare
il pesce in età adulta, a 27 anni, e solo quando i morsi
della fame lo avevano quasi messo al tappeto durante
un 'escursione nelle
valli di Caorle. Ma il primo cittadino di Venezia rivela
anche di quella volta che negli Stati
Un iti si mise ai fornelli per cucinare
un piatto di spaghetti
al tonno, capperi e olive (!) nientemeno che al Premio
Nobel, l'economista Vassily Leontieff. «Mi venne buonissima»
- confessa all'autrice, ma non rivela come la prese
l'austero Leontieff. E se l'illustre professore
russo-americano avesse fatto ricorso al medico...
Paolo Costa, comunque,
non si risparmia presentando un
a ricetta di risotto ai funghi.
«Si cuociono in un
tegame dei porcini freschi - racconta - con olio, aglio e
prezzemolo. Quando i funghi
sono quasi spappolati, si versa il riso, avendo cura di aggiungere
del brodo di dado, bollito a parte per non farlo attaccare
(ohibò!, ndr). Poi quando è cotto, si mescola con
un po' di panna e burro
e si lascia riposare. Questo è un
piatto che di solito cucino a Natale». E in
un libro di cucina, sia
pure sui generis, non poteva mancare Gianni De Michelis,
segretario del Nuovo Psi. E qui, manco a dirlo, cucina fa
rima con sesso. L'ex Doge di Venezia confessa che "sono i
due motori della vita», ma aggiunge
che in «in vita mia non mi sono cucinato
un uovo né fatto
un caffè». E sui piatti
preferiti? De Michelis ironicamente aggiunge:
«É come chiedermi se mi piace un
a donna particolare. Mi piacciono le bionde, le brune,
le rosse. Ognuna ha
caratteristiche particolarmente apprezzabili».
Successivamente l'ex ministro si sofferma sui dolci aggiungendo
maliziosamente: «I dolci sono un
a tentazione. Adoro i soufflè. Per il resto ne potremmo
parlare un a di queste
sere, a cena...». Ma la "grande abbuffata" ricorda anche il
piacere della cosiddetta "pappa al pomodoro" apprezzata
dall'attuale vicepresidente del Senato,Lamberto Dini; il
"pollo ruspante alla molisana" dell'ex magistrato Antonio Di
Pietro oppure la "spigola al sale" idealizzata dal ministro
degli Esteri,Gianfranco Fini, soprattutto se cucinata dalla
moglie Daniela: «Lei è molto brava».
Enrico La Loggia, siciliano doc, va in sollucchero per
gli "attuppatelli all'Enrico" ovvero pasta di grano duro a
forma di ditali condita con verdure cotte e ricotta oppure
Clemente Mastella che si ingegna con le "Alici in tortiera"
, Alfonso Pecoraro Scanio con la sua pasta al forno con
ricetta e spinaci. E per tornare al Veneto,Tiziano Treu che
va in visibilio per gli spaghetti con le moeche e le
castraure di sua invenzione approfittando dei prodotti
tipici della laguna
veneziane, e aborrisce la nouvelle cousine. Infine Riccardo
Illy, presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, che
non nasconde l'interesse per la cucina di oltre confine
facendo venire l'acquolina a