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Martedì, 29 Marzo 2005

 
 
Aggiungi un seggio a tavola: politica & forchette
Divertente libro di una veneziana sulle passioni culinarie del Palazzo. I «motori» di De Michelis sono cucina e sesso
La battuta fulminante, manco a dirlo, è diGiulio Andreotti. Ma questa volta non si tratta di politica o di qualche avversario in Parlamento, ma di cucina. Sissignori. Niente a che vedere con le classiche "stanze dei bottoni" e nemmeno con quel potere che "logora chi non ce l'ha". L'ex presidente del Consiglio, questa volta si "confessa" parlando delle sue passioni in cucina. E con lui tanti altri politici, più o meno noti, che popolano il panorama politico nazionale.

La "confessione" sulle passioni culinarie di Giulio Andreotti ci vengono rivelate da un simpatico quanto originale libro intitolato "Aggiungi gi un seggio a tavolo" (Graus & Boniello Editori, www.grauseditore.it, euro 12.50) pubblicato da Malisa Longo, veneziana del Lido, un passato di attrice e soubrette, molte pellicole con l'amico Tinto Brass, poetessa glamour, che ha deciso di intervistare ben quaranta politici, uomini e donne, che confessano non solo il rapporto con il cibo, ma anche la loro abilità tra i fornelli. Dice Giulio Andreotti: «I cibi che preferisco - spiega - sono quelli che mangio a casa mia, preparati personalmente da mia moglie Livia. (...) É l'unica persona che riesca davvero a prendermi per la gola, altroché i miei avversari politici...». Battuta fulminante. Come quella sulle imprese ai fuochi del mitico "Belzebù", uno dei soprannomi affibbiati ad Andreotti: «Un a sola volta da giovane cercai di cucinare. Cercai di fare delle frittelle. Riempii la cucina di fumo e vennero malissimo. Da allora non ci ho più riprovato». Bontà sua.

E questo - e non vuol essere un a facile battuta, - è solo un assaggio del particolare itinerario "enogastronomico", con il quale l'autrice rivela il "piatto della politica", tra un a "neutrale" pasta al pomodoro, un a "polpetta" che secondo Oliviero Diliberto(Pdci) è inconfondibilmente di "sinistra" e un a "sagna" abruzzese, un a specie di "lasagna" che sarebbe necessariamente un «piatto di destra» visto che il suo estimatore è quel Teodoro Buontempo da tutti conosciuto come "Er Pecora".

Nel libro, come ci tiene a precisare la stessa Longo, viene garantita la "par condicio". Anche quando si tratta di "spignattare", di condire l'insalata, di friggere o fare arrosto il pesce o la carne, e perché no, di come quel politico o quella parlamentare che si lecca le mani dopo aver preparato il sugo per gli spaghetti o per i maccheroni. E tutto nel pieno rispetto del «galateo» politico, dando spazio alle culture regionali. Gavino Angius, presidente del gruppo Ds al Senato ricorda il fascino della cucina sarda e del "porceddu", mentre l'ex magistrato Giuseppe Ayala (Ds) spiega e mitizza come si preparano gli spaghetti con lo sgombro o, in mancanza di esso, con la bottarga. L'ex ministro Katia Bellillo(Pdci), pur illustrando la ricetta familiare delle "colombacce alla leccarda" che si preparano allo spiedo, fa sapere che in famiglia ci si affida spesso ai cosiddetti "quattro salti in padella...". Dal libro, ovviamente non mancano i politici del Nordest. Willer Bordon (Margherita) triestino doc, ricorda la classica «jota», ma in realtà favoleggia i "risi e bisi" della nonna: «Prima arrivavano i  risi e bisi, poi c'erano le patate con la crosta che si cucinavano sulle pentole di ferro, oggi scomparse». E mentre Pierluigi Castagnetti da buon emiliano celebra lo "gnocco fritto" imbottito di salame e prosciutto alla faccia dell'«Alka Seltzer», il sindaco di Venezia, Paolo Costa confessa all'autrice di aver iniziato a mangiare il pesce in età adulta, a 27 anni, e solo quando i morsi della fame lo avevano quasi messo al tappeto durante un 'escursione nelle valli di Caorle. Ma il primo cittadino di Venezia rivela anche di quella volta che negli Stati Un iti si mise ai fornelli per cucinare un piatto di spaghetti al tonno, capperi e olive (!) nientemeno che al Premio Nobel, l'economista Vassily Leontieff. «Mi venne buonissima» - confessa all'autrice, ma non rivela come la prese l'austero Leontieff. E se l'illustre professore russo-americano avesse fatto ricorso al medico...

Paolo Costa, comunque, non si risparmia presentando un a ricetta di risotto ai funghi. «Si cuociono in un tegame dei porcini freschi - racconta - con olio, aglio e prezzemolo. Quando i funghi sono quasi spappolati, si versa il riso, avendo cura di aggiungere del brodo di dado, bollito a parte per non farlo attaccare (ohibò!, ndr). Poi quando è cotto, si mescola con un po' di panna e burro e si lascia riposare. Questo è un piatto che di solito cucino a Natale». E in un libro di cucina, sia pure sui generis, non poteva mancare Gianni De Michelis, segretario del Nuovo Psi. E qui, manco a dirlo, cucina fa rima con sesso. L'ex Doge di Venezia confessa che "sono i due motori della vita», ma aggiunge che in «in vita mia non mi sono cucinato un uovo né fatto un caffè». E sui piatti preferiti? De Michelis ironicamente aggiunge: «É come chiedermi se mi piace un a donna particolare. Mi piacciono le bionde, le brune, le rosse. Ognuna ha caratteristiche particolarmente apprezzabili».

Successivamente l'ex ministro si sofferma sui dolci aggiungendo maliziosamente: «I dolci sono un a tentazione. Adoro i soufflè. Per il resto ne potremmo parlare un a di queste sere, a cena...». Ma la "grande abbuffata" ricorda anche il piacere della cosiddetta "pappa al pomodoro" apprezzata dall'attuale vicepresidente del Senato,Lamberto Dini; il "pollo ruspante alla molisana" dell'ex magistrato Antonio Di Pietro oppure la "spigola al sale" idealizzata dal ministro degli Esteri,Gianfranco Fini, soprattutto se cucinata dalla moglie Daniela: «Lei è molto brava».

Enrico La Loggia, siciliano doc, va in sollucchero per gli "attuppatelli all'Enrico" ovvero pasta di grano duro a forma di ditali condita con verdure cotte e ricotta oppure  Clemente Mastella  che si ingegna con le "Alici in tortiera" , Alfonso Pecoraro Scanio con la sua pasta al forno con ricetta e spinaci. E per tornare al Veneto,Tiziano Treu che va in visibilio per gli spaghetti con le moeche e le castraure di sua invenzione approfittando dei prodotti tipici della laguna veneziane, e aborrisce la nouvelle cousine. Infine Riccardo Illy, presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, che non nasconde l'interesse per la cucina di oltre confine facendo venire l'acquolina ahttp://www.malisalongo.it/gazzettino.htmll lettore presentando le uova strapazzate all'istriana con il tartufo, ricordando le celebri proprietà dei vini friulani e/o giuliani, inebriandosi al ricordo del Picolit, ma soprattutto sorridendo sornione, quando si tratta di arrivare... al caffè. Illy naturalmente.

Paolo Navarro Dina


 

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