Rassegna Stampa

M A L I S A   L O N G O
Malisa Longo

 

 

                                                                                           

 
 

 

     BARI SERA

Il miracolo del corpo in versi

Raffinato, pignolo e leggero il volume di poesie "Il cantico del corpo" di Malisa Longo

Credevamo non ci fossero parole così esaustive, calibrate e profonde. Sensuali ed avvolgenti in grado di descrivere la naturale bellezza di un corpo umano. Nel suo qualunquismo e nella sua assurda unicità. Per la diversità delle forme, dei colori, delle latitudini. Poi, abbiamo sfogliato, prima con indifferenza, ma sempre con più curiosità Il cantico del corpo di Malisa Longo. Edito nel 2002 dalla Lietocollelibri di Michelangelo Camilliti e per questo realizzato integralmente a mano e acquistabile via Internet all’indirizzo www.lietocolle.it. Più che un libro una bibbia della complessa mappa umana.   Poche pagine, solo 15 per un fascicoletto che racchiude in sé l’essenza descrittiva della poesia del corpo, non solo visto nella sua interezza, ma analizzato in tutte le sue parti ognuna in grado di raccontare una storia, una favola, una realtà. Raffinato, pignolo, e leggero insieme, Il cantico del corpo si lascia andare a 6 brevi racconti poetici in grado di racchiudere come in uno scrigno prezioso mirabili imprese, situazioni comuni e originali che coinvolgono il nostro essere e si estrinsecano attraverso la bellezza di un corpo. Vecchio, giovane, di mezza età. Comunque magico e affascinate.   Piedi, mani, sesso, seni, labbra, occhi si leggono, si confondono e si assemblano come tessere di un mosaico prestigioso. Indipendenti eppur così indispensabili tra loro, ogni singolo tassello umano viene con originale e raffinata dovizia di particolari analizzato, poeticizzato, come se l’autrice non semplicemente scrivesse rapita dai sensi e dalle forme, ma contemporaneamente ne plasmasse i contorni come in una scultura d’argilla.      Affiorano le immagini dei piedi sottovalutati di "saltimbanchi erranti", quelli degli "eredi degli eroi emaciati che marciano intorpidi coi signori della guerra". E poi, mani "unite ad affrontare il destino", "suasive anticamere di momenti eccezionali". Un sesso "tradito da finzioni, solitudine e orpello". Seni "caronti di desideri in fiumi apppaganti". Labbra "tremanti, sofferte, insicure, facili come prede". E occhi "stanchi, sonnolenti, incapaci di affrontare il chiarore del giorno". Nulla passa in secondo piano, niente viene cancellato nella memoria dell’autrice che osserva e registra con ammirabile passione stati umani, occasioni di vita, misteri e vanitosi capricci. Ogni pagina è una dedica per una parte di noi. Assimilabile a chiunque e identificabile con chiunque. Vezzeggiata e adorata. Osannata o condannta. Accompagnata, in un sodalizio delicato, da un disegno espressamente realizzato da Ludovico De Luigi per l’opera. Un vaso di pandora in grado di svelare realtà nascoste o fruibili da tutti, ma alle quali non abbiamo mai pensato o fatto attenzione. Un libro per capire meglio noi stessi andando al di là della mente. Per soffermarci a guardare un istante in più il miracolo di ciò che siamo o semplicemente per ascoltare il suono di chi è capace di narrarlo.

                                                                                                            Alessandra Bianco

 

                                               

 

NAZIONALE VENEZIA PADOVA TREVISO UDINE VICENZA-BASSANO
NORDEST MESTRE ROVIGO BELLUNO PORDENONE OGNISPORT

Prima Pagina
Formato Grafico

Edizione odierna
Prima Pagina
I Fatti Del Giorno
La Politica
L�approfondimento
Nordest

Archivio arretrati
Ricerca Online
Richiedi numeri arretrati

Rubriche
Meteo
RPQ
Cerca Casa
Cinema
Traffico
Oroscopo
Bioritmi

Informazioni
Il Gazzettino oggi
La storia
Le redazioni
La pubblicita'
Abbonamenti
Attività Promozionali
Prodotti Editoriali
Google
Martedì, 29 Marzo 2005

 
Aggiungi un seggio a tavola: politica & forchette
Divertente libro di una veneziana sulle passioni culinarie del Palazzo. I «motori» di De Michelis sono cucina e sesso
La battuta fulminante, manco a dirlo, è diGiulio Andreotti. Ma questa volta non si tratta di politica o di qualche avversario in Parlamento, ma di cucina. Sissignori. Niente a che vedere con le classiche "stanze dei bottoni" e nemmeno con quel potere che "logora chi non ce l'ha". L'ex presidente del Consiglio, questa volta si "confessa" parlando delle sue passioni in cucina. E con lui tanti altri politici, più o meno noti, che popolano il panorama politico nazionale.

La "confessione" sulle passioni culinarie di Giulio Andreotti ci vengono rivelate da un simpatico quanto originale libro intitolato "Aggiungi gi un seggio a tavolo" (Graus & Boniello Editori, www.grauseditore.it, euro 12.50) pubblicato da Malisa Longo, veneziana del Lido, un passato di attrice e soubrette, molte pellicole con l'amico Tinto Brass, poetessa glamour, che ha deciso di intervistare ben quaranta politici, uomini e donne, che confessano non solo il rapporto con il cibo, ma anche la loro abilità tra i fornelli. Dice Giulio Andreotti: «I cibi che preferisco - spiega - sono quelli che mangio a casa mia, preparati personalmente da mia moglie Livia. (...) É l'unica persona che riesca davvero a prendermi per la gola, altroché i miei avversari politici...». Battuta fulminante. Come quella sulle imprese ai fuochi del mitico "Belzebù", uno dei soprannomi affibbiati ad Andreotti: «Un a sola volta da giovane cercai di cucinare. Cercai di fare delle frittelle. Riempii la cucina di fumo e vennero malissimo. Da allora non ci ho più riprovato». Bontà sua.

E questo - e non vuol essere un a facile battuta, - è solo un assaggio del particolare itinerario "enogastronomico", con il quale l'autrice rivela il "piatto della politica", tra un a "neutrale" pasta al pomodoro, un a "polpetta" che secondo Oliviero Diliberto(Pdci) è inconfondibilmente di "sinistra" e un a "sagna" abruzzese, un a specie di "lasagna" che sarebbe necessariamente un «piatto di destra» visto che il suo estimatore è quel Teodoro Buontempo da tutti conosciuto come "Er Pecora".

Nel libro, come ci tiene a precisare la stessa Longo, viene garantita la "par condicio". Anche quando si tratta di "spignattare", di condire l'insalata, di friggere o fare arrosto il pesce o la carne, e perché no, di come quel politico o quella parlamentare che si lecca le mani dopo aver preparato il sugo per gli spaghetti o per i maccheroni. E tutto nel pieno rispetto del «galateo» politico, dando spazio alle culture regionali. Gavino Angius, presidente del gruppo Ds al Senato ricorda il fascino della cucina sarda e del "porceddu", mentre l'ex magistrato Giuseppe Ayala (Ds) spiega e mitizza come si preparano gli spaghetti con lo sgombro o, in mancanza di esso, con la bottarga. L'ex ministro Katia Bellillo(Pdci), pur illustrando la ricetta familiare delle "colombacce alla leccarda" che si preparano allo spiedo, fa sapere che in famiglia ci si affida spesso ai cosiddetti "quattro salti in padella...". Dal libro, ovviamente non mancano i politici del Nordest. Willer Bordon (Margherita) triestino doc, ricorda la classica «jota», ma in realtà favoleggia i "risi e bisi" della nonna: «Prima arrivavano i  risi e bisi, poi c'erano le patate con la crosta che si cucinavano sulle pentole di ferro, oggi scomparse». E mentre Pierluigi Castagnetti da buon emiliano celebra lo "gnocco fritto" imbottito di salame e prosciutto alla faccia dell'«Alka Seltzer», il sindaco di Venezia, Paolo Costa confessa all'autrice di aver iniziato a mangiare il pesce in età adulta, a 27 anni, e solo quando i morsi della fame lo avevano quasi messo al tappeto durante un 'escursione nelle valli di Caorle. Ma il primo cittadino di Venezia rivela anche di quella volta che negli Stati Un iti si mise ai fornelli per cucinare un piatto di spaghetti al tonno, capperi e olive (!) nientemeno che al Premio Nobel, l'economista Vassily Leontieff. «Mi venne buonissima» - confessa all'autrice, ma non rivela come la prese l'austero Leontieff. E se l'illustre professore russo-americano avesse fatto ricorso al medico...

Paolo Costa, comunque, non si risparmia presentando un a ricetta di risotto ai funghi. «Si cuociono in un tegame dei porcini freschi - racconta - con olio, aglio e prezzemolo. Quando i funghi sono quasi spappolati, si versa il riso, avendo cura di aggiungere del brodo di dado, bollito a parte per non farlo attaccare (ohibò!, ndr). Poi quando è cotto, si mescola con un po' di panna e burro e si lascia riposare. Questo è un piatto che di solito cucino a Natale». E in un libro di cucina, sia pure sui generis, non poteva mancare Gianni De Michelis, segretario del Nuovo Psi. E qui, manco a dirlo, cucina fa rima con sesso. L'ex Doge di Venezia confessa che "sono i due motori della vita», ma aggiunge che in «in vita mia non mi sono cucinato un uovo né fatto un caffè». E sui piatti preferiti? De Michelis ironicamente aggiunge: «É come chiedermi se mi piace un a donna particolare. Mi piacciono le bionde, le brune, le rosse. Ognuna ha caratteristiche particolarmente apprezzabili».

Successivamente l'ex ministro si sofferma sui dolci aggiungendo maliziosamente: «I dolci sono un a tentazione. Adoro i soufflè. Per il resto ne potremmo parlare un a di queste sere, a cena...». Ma la "grande abbuffata" ricorda anche il piacere della cosiddetta "pappa al pomodoro" apprezzata dall'attuale vicepresidente del Senato,Lamberto Dini; il "pollo ruspante alla molisana" dell'ex magistrato Antonio Di Pietro oppure la "spigola al sale" idealizzata dal ministro degli Esteri,Gianfranco Fini, soprattutto se cucinata dalla moglie Daniela: «Lei è molto brava».

Enrico La Loggia, siciliano doc, va in sollucchero per gli "attuppatelli all'Enrico" ovvero pasta di grano duro a forma di ditali condita con verdure cotte e ricotta oppure  Clemente Mastella  che si ingegna con le "Alici in tortiera" , Alfonso Pecoraro Scanio con la sua pasta al forno con ricetta e spinaci. E per tornare al Veneto,Tiziano Treu che va in visibilio per gli spaghetti con le moeche e le castraure di sua invenzione approfittando dei prodotti tipici della laguna veneziane, e aborrisce la nouvelle cousine. Infine Riccardo Illy, presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, che non nasconde l'interesse per la cucina di oltre confine facendo venire l'acquolina ahttp://www.malisalongo.it/gazzettino.htmll lettore presentando le uova strapazzate all'istriana con il tartufo, ricordando le celebri proprietà dei vini friulani e/o giuliani, inebriandosi al ricordo del Picolit, ma soprattutto sorridendo sornione, quando si tratta di arrivare... al caffè. Illy naturalmente.

Paolo Navarro Dina


Edizione del 29/3 : I II III IV V VI VII VIII


Edizione Odierna : I II III IV V VI VII VIII
Nazionale Bassano Belluno Udine Padova Pordenone Rovigo Treviso Venezia Vicenza
Il Gazzettino oggi La storia Le redazioni La pubblicità